I RACCONTI DI BATTISTA CHERUBINI

 

IN CERCA DI UNA AVVOCATA

…come si chiamano i due personaggi misteriosi?

 

Un grande e ricco Signore del suo terreno ne fece un grande e bellissimo giardino. Lo circondò tutto intorno da una fitta e fine piantagione, in modo da formare così una siepe. Mise pure a dimora ogni specie di piante da buon frutto. Costruì in mezzo una grande fontana rotonda, che sembrava un vero laghetto. Seminò molte qualità di fiori, onde riceverne, a sua volta, grande profumo. Questo giardino, però, completo ancor non era, così andava pensando quel ricco Signore: lo sognava ancor più bello ed aveva ragione. Pensò, dunque, di mettervi due bellissimi personaggi, uno diverso dall’altro, per genere e di tale diversità loro non se ne accorsero.

Così erano stati creati e vivevano i giorni felici e contenti, sempre obbedienti al loro Padrone che in ogni istante li seguiva. Già allora, tuttavia, c’era qualcuno che li invidiava e girava intorno al giardino, come un cane rognoso che vede la preda, ma non la può raggiungere, che gira e rigira e sempre più si arrabbia, finché scava una buca ed entra. Fu così che scavò una buca ed entrò.

Povere nostre creature così innocenti, i loro giorni non furono più felici, perché questo brutto e losco individuo cercava in tutti i modi di fargli rompere i buoni rapporti che avevano con il padrone.

Il Signore si accorse del pericolo e li mise in guardia. Li condusse sotto un grosso albero, gli fece notare il suo frutto: da poco era caduto il bel fiore candido, era ora bianco e rosso, tra le verdi foglie lui cresceva a vista d’occhio. Egli disse:

“Quel frutto voi non lo dovete mangiare, perché potreste averne dei guai.” Così furono avvertiti.

L’osservanza di quel divieto non comportava loro un gran sforzo: i frutti nel giardino non mancavano.

Così non la pensava quel terzo losco individuo che sempre continuava a dire malvagità sul loro Padrone.

Vediamo ora quel che nel giardino successe! Un giorno… anzi, un brutto giorno, quel frutto dal ramo si staccò e, guarda caso, nelle mani della donna si posò. Figuriamoci la meraviglia della donna, vedendolo così bello e profumato, chissà come doveva essere buono se il Padrone l’aveva per sé riservato. Dimenticando quello che le era stato detto e raccomandato, ne mangiò una metà e l’altra la diede al suo compagno. Il frutto, così, fu consumato. Da quel momento, nel giardino entrò il disordine… vediamo cosa accadde a quelle creature.

Dopo aver mangiato quel frutto, si guardarono bene e dissero:

“Non è successo nulla! Noi siamo ancora quelli, non siamo diventati, come prometteva quel tale, simile al Signor Padrone. Adesso, quando il Padrone verrà a saperlo, ci manderà via…”

Fu proprio così: si trovarono in serio  pericolo, per la paura e per lo scoprirsi svestiti. Dalla vergogna andarono a  nascondersi. Ma l’occhio vigile ed attento del Signor Padrone li trovò: avevano disobbedito alla parola datagli ed ora sarebbero stati processati. È qui che il Signor Padrone lasciò le vesti di padrone buono e si vestì da giudice severo. Nacque, così, il primo tribunale del mondo nel quale vennero convocati i nostri due personaggi disobbedienti.

Per primo venne chiamato a rispondere l’uomo. Il Giudice severo gli fece alcune domande, poi lo invitò a rispondere.

“Signor Giudice, io non ne ho nessuna colpa!” e proseguì guardando la donna. “È  stata lei che mi ha dato la metà di quel frutto…”.

Una volta ascoltato l’uomo, il Giudice lo invitò a sedersi:

“Siediti per terra, così meglio ascolterai!”

Venne poi la donna, il Giudice fece anche a lei le medesime domande e la invitò, infine, a rispondere. La donna tremò e pianse:

“Signor Giudice, il frutto mi è proprio caduto fra le mani e visto che era così bello  e profumato… Signor Giudice, le dirò di più, è stato…” e fece un cenno al Giudice: “ Lo vede quello? È nascosto dietro ad un albero e ride a squarcia gola della vittoria ottenuta. È lui che mi ha detto che se avessimo mangiato quel frutto saremmo diventati come Lei.”

Il Giudice le ordinò di sedersi vicino al suo compagno, quindi proclamò la loro condanna:

“Voi da qui ve ne andrete, mangerete il pane col sudore della vostra fronte ed altri guai nella vita voi avrete.”

La donna chiese al Giudice cosa intendesse quando parlava di guai e Questi gliene fece un lungo elenco, rincarando la dose della condanna. Venne pure chiamato il testimone, visto che i due di prima gli davano la colpa. Quando il messaggero di tanto male, che il Giudice conosceva tanto bene, gli si presentò davanti… apriti o cielo… quante gliene disse ed infine concluse con queste parole:

“Guarda quanto male hai fatto, tutto hai rovinato, la scena più bella del mio creato… vattene!” e lo condannò ancora, chiamandolo per nome: ”stai attento Lucifero, d’ora in poi striscerai col ventre per terra come una serpe velenosa ed una donna ti schiaccerà il capo col suo piede.

 

Battista Cherubini

 

 

COME VIVERE LA QUARESIMA

 

Vivere la Quaresima è un po’ come intraprendere un viaggio nel deserto, per trovare la pace necessaria per incontrare Dio.

Dio ha sempre qualcosa da dirci, a volte fatichiamo a capire cosa, non sappiamo cosa dobbiamo fare, fatichiamo ad accorgerci dei doni che ci fa.

Spesso ci lasciamo sfuggire delle occasioni importantissime, che sono aiuti che Dio ogni giorno scrive nel libro del Creato e che sono come pennellate di colore che rischiano di trasformarsi in macchie sopra un muro, anziché in messaggi d’amore.

Dobbiamo avere fame di Dio, del suo perdono, in questo periodo di Quaresima, sfruttiamo questo momento non per rimarcare i fallimenti, ma come occasione per mettere ordine nella nostra vita. Non dobbiamo avere paura di non farcela: il Signore ci chiede un impegno, ci chiede la tensione al desiderio di purificare il nostro cuore, come la nostra mente.

Ci chiede le mani ed il cuore: il capolavoro lo sa fare lui.

 

Battista Cherubini

 

 

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