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CASE DI RIPOSO: SI' o NO? - Opinioni a confronto Dalla rubrica "Lettere al Direttore" - Giornale di Brescia |
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DIGNITA’,
COSCIENZA, ANIMA Con il ricovero gli anziani perdono dignità,
coscienza, anima. Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana,
porta all’aumento dei ricoveri per gli anziani, tutti coatti nelle
Case di riposo pubbliche e private con rette da capogiro. È da
tener presente che la quasi totalità di quanti entrano in Case
di riposo hanno una mente «pensante» con memoria quanto basta
anche se con qualche acciacco o menomazione. Queste persone, poco dopo
che sono entrate, perdono i loro pensieri ed in breve diventano dei vegetali.
Questa situazione è grave ed è frutto di una politica socio-sanitaria
nazionale, regionale e locale dei servizi socio-assistenziali che tende
ad una medicalizzazione istituzionalizzata per tutti, mentre solo pochi
hanno bisogno di essere ricoverati per brevi periodi curativi o riabilitativi
nelle varie residenze sanitarie. Il più delle volte si giustifica
il ricovero dell’anziano dicendo che è malato di solitudine.
Basta con queste sciocchezze. Nei vecchi i pensieri sono ricordi che vengono
dal proprio luogo di vita, sono le «voci», i suoni, i rumori
di casa, della strada, le visite gli affetti, le campane, l’orologio
della torre che batte le ore. Tutte queste cose vengono distrutte con
il ricovero nelle Case di riposo. I vecchi ricoverati, perdono la loro
dignità, la loro coscienza, la loro anima. Hanno il destino degli
«alberi senza foglie per sempre», sono sradicati dalla casa,
non hanno più cittadinanza, né indirizzo, né numero
civico. Sono nascosti perché non si vedono e non si sentono. Sono
peggio dei carcerati perché per loro c’è sempre una
speranza di un breve ritorno a casa o degli arresti domiciliari. Le risorse
nazionali, regionali e locali devono essere destinate solo per domiciliare,
per assicurare agli anziani che si trovano nelle loro case le cose essenziali,
come le pulizie, l’alimentazione, eventuali cure etc. Perché
il problema è soprattutto culturale, si tratta di fare programmi
educativi a lungo termine che coinvolgono istituzioni, Chiesa, scuola,
associazioni. Nei Paesi orientali e nei Paesi poveri la cultura del rispetto
dei vecchi è profonda, mentre in quelli occidentali diventano la
parte finale della catena che più non servita deve essere espulsa.
La scuola è stata aziendalizzata quasi fosse una macchina di bottoni
ed ha rimesso in auge la disciplina e l’obbedienza, mentre serviva
una materia molto più importante: il rispetto della persona e della
natura. Questo devono fare le istituzioni e le associazioni di volontariato.
(Giornale di Brescia 18 dicembre 2003) |
OSPITI DI CASA DI DIO Siamo ospiti della Casa di Dio e vogliamo
esprimere alcune perplessità relativamente alla lettera pubblicata
sul vostro giornale il 18/12/03 dal titolo «Case di riposo, meglio
chiuderle» del signor M. Enzo Magri. Ogni giorno nel nostro reparto
arriva il Giornale di Brescia, abbiamo letto ad alta voce, la lettera
sopra citata e vogliamo esprimere alcune nostre considerazioni. È
vero che oggi nelle Case l’assistenza domiciliare o le badanti possono
aiutarci, però far entrare nella propria casa persone estranee
è una cosa che non vogliamo. Ci sentiamo derubate della privacy
e non vogliamo che altri mettano le mani tra le nostre cose, non ci sentiamo
garantite. La solitudine è un pesante fardello, però non
vogliamo condizionare i figli con la nostra presenza e neppure pesare
sulle loro famiglie. A chi di noi ha avuto nella propria casa incidenti
di varia natura, ad esempio cadute o perdita dei sensi, senza poter avvisare
nessuno per un tempo lunghissimo, per un’intera notte, resta la
paura che questo possa nuovamente verificarsi, ed é insostenibile.
La nostra salute è precaria e necessitiamo costantemente di interventi
sanitari ed assistenziali che sono garantiti in una struttura protetta.
Siamo da tempo ospiti presso il Terzo reparto della Casa di Dio e ci troviamo
veramente bene. Siamo accudite per tutto ciò di cui necessitiamo:
igiene, alimentazione, bisogni sanitari, fisioterapia, intrattenimenti.
Con le persone che lavorano nel reparto (operatrici, infermiere, caposala),
usciamo dall’istituto tre o quattro volte durante l’anno,
recandoci in ristoranti accoglienti dove trascorriamo piacevolmente il
tempo con intrattenimenti di vario genere. A volte siamo uscite a cena,
sempre accompagnate dal personale del reparto. Queste cose sono vitali
per noi, abbiamo trovato in questo reparto delle persone professionalmente
competenti e disponibili con noi; questo non vuol dire che non vi siano
mai problemi poiché la vita in comunità non è sempre
facile ed anche chi vi lavora ha le proprie problematiche che non sempre
riesce a lasciare nell’armadietto con i propri vestiti. (Giornale di Brescia 23 dicembre 2003)
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