I RACCONTI DI VINCENZO CHIESA
LE MIE SCUOLE
Nel 1928, quando non avevo ancora sei anni compiuti, i miei genitori mi hanno mandato a scuola per frequentare la prima elementare al collegio Cesare Arici di Brescia. Si trattava di una scuola privata, condotta dai Padri Gesuiti; io non ero collegiale interno (costava troppo), ma ero esterno e tutte le mattine mio padre mi portava a scuola con il mio cestino di paglia che conteneva il pranzo preparato dalla mamma.
Di
quel tempo ricordo ancora oggi un altro mio compagno più grande di me (Faita
– credo) che, a tavola, rovistava nel mio cestino e si prendeva le cose più
buone per sé; ed io ero incapace di impedire quelle sue manomissioni.
All’Arici
ho frequentato la prima e la seconda elementare; era una scuola frequentata
dai figli della borghesia e molti bambini facevano parte di famiglie nobili
titolate.
Frequentava
l’Arici anche il futuro pontefice Paolo VI. Gli scolari interni, i convittori,
indossavano l’uniforme con calzoni lunghi e una giacca nera chiusa da una
serie di bottoni color oro.
Sono
rimasto in quella scuola due anni. Verso la fine della seconda elementare
la mia famiglia si è trasferita in via Quinzano (l’attuale via Corsica) e
quindi io ho cambiato scuola. Mi hanno iscritto alla scuola elementare pubblica
“Camillo Ugoni” di via Vittorio Emanuele e di quei tempi ricordo ancora la
figura della maestra Corsini: buona, paziente, dolce.
Il
periodo di via Quinzano è stato il migliore della mia fanciullezza perché
giocavo con i bambini delle cascine vicine ed ero sempre nei campi. A Pasqua
pulivo le catene del camino trascinandole sulle strade di terra battuta e
poi le lavavo con acqua mentre con un apposito sasso le fregavo con forza
nei punti più anneriti dalla caligine.
In
quel tempo avevo anche un orologio da polso (pochi bambini ne possedevano
uno) e ricordo che gli altri bambini, per prendermi in giro, continuavano
a chiedermi: “Cesa, che ura el”.
Successivamente,
la mia famiglia si è trasferita in centro, sempre a Brescia, ed io ho dovuto
nuovamente cambiare scuola e quindi ho frequentato la quarta e la quinta elementare
alla scuola Benito Mussolini in Corso Magenta, con il maestro Murari in quarta
e il maestro Castelli in quinta.
In
quarta elementare sono stato bocciato; avevo perso gli ultimi 40 giorni di
scuola perchè non potevo camminare a causa di una ferita grave al ginocchio
provocata da una brutta caduta nella via di casa.
Sono
ritornato all’Arici dove ho frequentato l’Istituto Tecnico inferiore per quattro
anni, dal 1932 al 1935, dopo di che ho frequentato l’Istituto Tecnico superiore
alla scuola “Ballini” e dal quale sono uscito con il diploma di ragioniere
nel 1941. Successivamente mi sono iscritto all’università di Torino, facoltà
di sciente economiche e commerciali.
La
guerra ha interrotto i miei studi ma, appena terminato il conflitto, mi sono
trasferito all’università Bocconi di Milano, dove mi sono laureato nel 1951
sostenendo una tesi sull’imposta progressiva sul patrimonio (imposta emanata
con legge dal Parlamento subito dopo la fine della guerra).
Tali
studi mi hanno permesso di aprire lo studio professionale di dottore commercialista
in Brescia, ora diretto dai miei due figli Augusto, ragioniere, e Anna, laureata
come me.
Con
questo non è detto che io abbia finito di studiare: le leggi, soprattutto
quelle fiscali, cambiano ogni mese ed un commercialista deve dedicare molto
del suo tempo allo studio delle nuove norme e allo loro interpretazione; norme
che spesso sono in contrasto con quelle precedenti e comunque di non facile
decifrazione.
Ho
dimenticato di dire che, terminate le scuole elementari, i miei genitori mi
hanno iscritto alla prima classe delle magistrali, in quanto l’iscrizione
al ginnasio non dava allo studente alcun titolo professionale atto a trovare
facilmente un lavoro. L’iscrizione avrebbe sì dato un certificato culturale
più importante, ma alla fine del ginnasio avrei dovuto passare al liceo e
la continuazione degli studi avrebbe comportato un costo troppo elevato per
la mia famiglia, tenendo conto che a quel tempo viveva del solo lavoro di
mia madre che aveva un laboratorio di sartoria, mentre mio padre non guadagnava
molto, essendo stato licenziato dalle ferrovie dello Stato nel 1924 perché
antifascista.
Appena
laureato (ottobre 1951), mi sono iscritto all’albo dei dottori commercialisti
ed ho iniziato il mio tirocinio presso uno dei primi studi di Brescia: lo
studio del Dottor Lino Filippi. Nel marzo 1955 è deceduto per un incidente
stradale il collega Dottor Marengo, titolare di un avviato studio professionale
di Brescia. La fortuna ha voluto che fossi io a rilevare quello studio, dedito
soprattutto alle pratiche fiscali. Così ho rilevato lo studio e, nonostante
la mia giovane età, sono riuscito a non perdere nemmeno un cliente ed ancora
oggi, la maggior parte dei clienti dei miei figli è ancora quella del Dottor
Marengo.
Pian
piano mi sono fatto conoscere anche in tribunale e là mi hanno nominato
“curatore” di parecchi fallimenti e mi hanno anche assegnato incarichi giudiziari
in qualità di consulente dei giudici in materia aziendale e commerciale.
Ho
lasciato ai miei due figli uno studio ben avviato ed un lavoro professionale
di tutto rispetto e ritengo che possano continuarlo con loro soddisfazione
sia sul piano economico sia su quello sociale.
La
mia soddisfazione ed il mio appagamento di quanto costruito stanno appunto
in questo.
Vincenzo Chiesa