UN RACCONTO

 

QUATER FONNE E TRE PULSÌ FA AL MERCAT DE PRALBUÌ

 

Sono arrivata a Pralboino nel 1934. E da allora ad oggi ne sono cambiate di cose…

Quello che voglio raccontarvi è il cambiamento del mercato del paese.

Il mercato passa proprio davanti alla mia casa. Di fronte a casa mia, ci sono i portici; allora era via Veronica Gambara, oggi è via Roma. Lì sotto i portici, venivano i venditori di polli da Volongo, con le loro ceste in terra dove esponevano gli oc, (le oche), i nidrì (le anatre), i faraì (le faraone) e i pulì (i polli e i tacchini). Accanto a quelle ceste, c’erano le donne con le vesti corte e il grembiule lungo; anche loro mettevano in mostra i pulsì (i pulcini), gli oc e i nidrì apeno nasìch (le oche e le anatre appena nate). 

E così con 4 faraone e 5 pulcini si faceva il mercato di Pralboino.

Al mercat de Pralbuì ignìo i polatì de Olonc,

con le fonne da le treérse curte el bigarol lonc.

Con 4 sestéle e 3 caagnolì i fao el mercat de Pralbuì.

Proseguendo per via Roma, si incontra il banchetto del fruttivendolo, che vendeva frutta e verdura di sua proprietà: sedano, verze, carote, patate, cornetti… e si chiama Achille (oggi ha 85 anni!).

        Sòl caret de la erduro, Achille el vindìo

vers, cornasei, ensalado, pondor, cocomer,

peerù e melù… tot de so produsiù.

Si arriva poi in piazza Gambara, dove c’erano i banchetti di tutti i tipi: chi vendeva le stoffe, chi le scarpe e gli zoccoli, tutto di produzione casalinga.

        Stofe, scarpe e sopei de la piasò

        glierò toc casalì.

Oggi invece al mercato si trovano tutte cose confezionate in fabbrica (vestiti, scarpe).

        Envece ades, istich, modande, treérse e sotane

        gliè tote confesionade.

E per finire ci sono tanti banchi gestiti da extracomunitari, cinesi o marocchini, e qui finisce il mercato di Pralboino.

        Ancò , coi cines e i maruchì

sa fenes el mercat de Pralbuì.

 

Ma so desmentegado en banchitì

Agostino, che i ga disìo al Paler, al vindìo

caagne e caagnoi, palete e rastrei de legn,

e tòto la robo dei contadì, toc casalì.

Mi sono dimenticata di un banchetto che vendeva articoli dei contadini, cioè palette di legno, cestelli, rastrelli, forche e badili, tutti fatti in casa. Chi aveva questo banchettino era mio marito, Agostino Belli, ma tutti lo chiamavano il Paler!

       

        Santina “Palero




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