MIA MADRE
di Vincenzo Chiesa
Mia madre era nata a Fiesse nel 1894 e colà è vissuta fino a circa 15 o 16 anni dopo di chè è andata a Milano per imparare a fare la sarta dato che a Fiesse e dintorni non vi erano vere e proprie sartorie femminili, ma solo “sartine” addette più che altro alle riparazioni e ai piccoli lavori di casa.
A Milano è stata subito assunta da una prestigiosa sartoria-atelier dove in un primo tempo faceva la “Piscinina” cioè usciva per comperare le rocchette di filo, i bottoni, il gesso da sartoria e tutto il materiale occorrente e, soprattutto, andava a consegnare gli abiti finiti alle clienti di riguardo e danarose che non lesinavano mai sulle buone mance; ovviamente girava per la città quasi quotidianamente, il che le ha permesso di conoscere a fondo la città con tutte le viuzze ed i palazzi della nobiltà per nascita o per censo. A Milano ha potuto imparare anche il dialetto milanese che in certi momenti utilizzava anche a Brescia in casa propria.
Naturalmente aveva appreso anche tutti i termini francesi del vestire femminile, termini che sono entrati anche nel mio vocabolario (point à jour; crèpe satin, volants ecc.); naturalmente questa, trasferitasi a Brescia dopo il matrimonio con mio padre, ha subito aperto un suo atélier in quest’ultima città dove il lavoro non le è mai mancato; anzi ha avuto le migliori clienti della città ricevendo anche proposte di associarsi ad ottimi e noti negozi di moda cittadini. Proposte sempre rifiutate perché intendeva lavorare da sola con le ragazze sue dipendenti.
Mia madre guadagnava bene ed ha sempre provveduto da sola a mandare avanti la famiglia perché mio padre era stato licenziato dalle Ferrovie dello Stato in quanto antifascista: i guadagni di mia madre mi hanno permesso di studiare e farmi una cultura presso la migliore scuola di Brescia di quei tempi, cioè presso il collegio “Cesare Arici” che, retto e condotto dai Padri Gesuiti, accoglieva i rampolli delle migliori famiglie bresciane. Ricordo ancora che gli studenti interni dovevano portare una particolare divisa tutta nera con i bottoni color oro ed il cappello con la visiera. Tra quegli studenti, tutti provenienti da famiglie ultra cattoliche, c’era anche il futuro PAPA PAOLO VI° che ricordo ancora correre nel cortile del collegio attorno alla vasca dei pesci.
Mia madre trattava e pagava le rette scolastiche sempre care ma non intendeva togliermi da quella scuola; quando dopo molti anni ho aperto il mio studio di dottore commercialista ed ho dovuto trattare importanti pratiche per i miei clienti, mi sono trovato spesso di fronte a dirigenti di uffici pubblici, molti dei quali erano stati anch’essi studenti dell’Arici e quindi ne ho potuto trarre anche un vantaggio professionale. Morto mio padre nel 1955 ho provveduto io a mantenere la famiglia con una madre anziana ed un fratello piuttosto piccolo che ho fatto studiare e avviare alla libera professione di dottore commercialista.
Gli ultimi anni di mia madre sono stati per lei anni felici e senza pensieri vedendo la sistemazione mia e di mio fratello, nonché le nostre buone famiglie ed i suoi nipotini.
Mia madre mi ha lasciato un buonissimo ricordo di sé stessa e rammento ancora i suoi sacrifici per farmi studiare specie quando si alzava dal letto alle tre di notte per tagliare la stoffa che utilizzava per confezionare gli abiti richiesti dalle clienti alle quali, quando ero piccolo, baciavo le mani al loro ingresso in sartoria.
Il suo credo religioso ed la sua fedeltà alla chiesa cattolica erano ferree ed inattaccabili.
Pralboino, 03 Marzo 2004
Vincenzo Chiesa