I RACCONTI DEI NONNI

 

LA SCUOLA DI UN TEMPO

 

La nostra scuola era molto diversa da quella di oggi. Era situata in un edificio vecchio ma bello. A scuola si andava sempre a piedi; anche quelli che abitavano in cascina si facevano chilometri per raggiungere la scuola.

Le classi scolastiche erano cinque: la prima, la seconda e la terza elementare erano frequentate da scolari che venivano chiamati i “Piccoli Italiani”; la quarta e la quinta elementare erano frequentate dai “Giovani Fascisti”, ma erano pochi i bambini che potevano permettersi di continuare gli studi, poiché la maggior parte doveva andare a lavorare dopo la terza elementare per dare un sostegno economico alla famiglia.

L’abbigliamento scolastico era rigorosamente composto da un grembiule nero con il colletto bianco per le femmine e da una blusa nera con il colletto bianco per i maschi.

La maestra disponeva gli alunni tra le file dei banchi in base alla loro bravura: nelle prime file c’erano gli scolari più bravi e nelle ultime quelli meno bravi; questi ultimi venivano chiamati i banchi degli asini.

C’era una sola maestra che insegnava tutte le materie: italiano, matematica (aritmetica e geometria), storia, geografia, religione, disegno e ginnastica. La ginnastica era mirata soprattutto a farci imparare la marcia fascista, compreso l’attenti, il saluto e il riposo, nel cortile della scuola o in piazza.

Noi avevamo un quaderno per ogni materia. La maestra ci dava i compiti da fare a casa e poi li correggeva nel pomeriggio, al di fuori dell’orario di scuola. Non ci dava mai molti compiti, però ci dava tante poesie da studiare a memoria.

Ai nostri tempi non esistevano le penne, ma si scriveva con un pennino che bagnavamo di inchiostro nel calamaio. Finito di scrivere, posavamo sul foglio della carta assorbente per asciugare e non fare pasticci.

Nelle scuole di una volta la disciplina era molto importante; infatti, se sporcavamo in terra ci facevano pulire con acqua e cloro e, prima di poter parlare, bisognava alzare la mano e aspettare il consenso della maestra. Gli insegnanti erano molto severi. Se non studiavamo venivamo puniti con una bacchetta sulla mani o dovevamo inginocchiarci sui sassolini. Se non facevamo i compiti a casa ci mettevano in punizione dietro la lavagna per mezz’ora. Altri maestri, addirittura, facevano girare i bambini per tutte le classi con un cartello sulla schiena con scritto “asino” e gli mettevano delle orecchie da asino. Noi bambini non andavamo a raccontarlo ai genitori, perché loro davano sempre ragione ai maestri e rischiavamo di prendere altre botte; non come oggi che i genitori si lamentano se i figli ricevono una sola nota sul diario…

Ai nostri tempi, gli insegnanti bocciavano facilmente e se, alla fine dell’anno scolastico, un alunno aveva sulla pagella uno o due voti minori del sei, veniva rimandato e doveva sostenere un esame per poter passare alla classe successiva.

Una volta non avevamo i soldi per comprarci tutti i libri e i quaderni che ci servivano, ma per fortuna c’era il Patronato che dava i libri in prestito ai bambini che appartenevano a famiglie con reddito basso. Alcune maestre regalavano i quaderni ai bambini ordinati. Per non sciupare i libri, li incartavamo con la carta dello zucchero, perché le copertine colorate che hanno oggi i bambini non esistevano.

A metà mattina, facevamo la ricreazione. Non mangiavamo le merendine di oggi; i genitori ci preparavano un pezzo di pane o un frutto. Durante l’intervallo, i maschi giocavano a cìancol (pezzo di bastone appuntito dalle due parti; è detto anche "lippa") e le femmine  a nascondino, oppure giocavamo a rincorrerci per i lunghi corridoi della scuola. Si giocava con quello che c’era: sassolini, bastoncini o giocattoli di legno.

L’operato delle maestre veniva controllato da un ispettore che veniva nelle scuole una volta al mese e verificava che le maestre seguissero correttamente il programma scolastico.

Durante le vacanze estive, noi bambine frequentavamo la scuola del lavoro dalle suore, che ci insegnavano a cucire, a ricamare, a lavorare a maglia e a uncinetto. 

La scuola dei nostri tempi era molto rigida, ma ci ha insegnato a vivere bene insieme agli altri; andavamo a scuola con un po’ di paura ma anche con rispetto e questa è la cosa che manca di più tra i giovani di oggi.

 

Ernestina Oggioni, Angela Faustini, Dina Mor

 

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