Nel
mese di luglio dell'anno 1943 ero a Roma per il servizio militare e, quale
studente universitario, frequentavo obbligatoriamente un corso per diventare
ufficiale del Regio Esercito Italiano. Noi allievi ufficiali del 15°
Battaglione d'istruzione, dopo aver iniziato il corso a Pietra Ligure
(Savona) eravamo stati trasferiti a Roma per concludere la prima parte
del corso e, successivamente, avremmo dovuto terminarlo a Fano nelle Marche.
Nel luglio di quell'anno eravamo quindi ancora a Roma all'ippodromo delle
Capannelle alloggiati nelle stalle dei cavalli da dove emanava un gran
fetore per gli escrementi animali ormai cristallizzati e consolidati nel
pavimento. La creolina, da noi soldati sparsa e sfregata più che
abbondantemente sul pavimento, non aveva sortito gli effetti sperati.
Così, dietro nostro reclamo, ci avevano autorizzato a montare le
tende e a dormire in un praticello verde posto al confine con l'aeroporto
militare di Ciampino che noi allievi ufficiali avremmo dovuto difendere
nel caso di tentativi di occupazione nemica.
Ancora oggi ignoro come avremmo potuto combattere contro nemici agguerritissimi,
dato che possedevamo, ognuno, solo un fucile vecchio tipo 91 e non avevamo
le munizioni: decisamente era stata una guerra mal preparata, mal diretta
e peggio condotta senza pensare ai soldati che dovevano combatterla.
Quel giorno di luglio era stato segnalato allarme aereo ed eravamo stati
riforniti di proiettili per i nostri fucili: un caricatore a testa contenente
6 proiettili!
Si guardava il cielo già scuro per la notte inoltrata, cielo da
cui provenivano rombi di motori. Improvvisamente piccoli aerei iniziano
a lanciare razzi illuminanti, i "bengala", che, appesi a piccoli
paracadute, scendono a terra con ampie e lentissime volute circolari emanando
una luce chiarissima ed abbagliante.
Il quartiere San Lorenzo centrato dalle
bombe
In un attimo terra e cielo sono illuminati a giorno e, contemporaneamente,
sopraggiungono altri aerei molto più grossi: le famose "fortezze
volanti” americane. Esse lanciano bombe dirompenti e incendiarie
che sembrano venire addosso a noi mentre, per la velocità di lancio,
cadono sulla vicina città provocando incendi in zona sud.
Ad ondate successive arrivano altri aeroplani ed altre bombe. La contraerea
tace: non un aereo italiano o tedesco si alza per rintuzzare il nemico
che è assoluto padrone del cielo.
Lo scalo ferroviario ridotto a
cumulo di macerie
Le fiamme si estendono in vari punti della città.
La visione è, per me, terrificante e non tanto per paura di perdere
la vita, data la distanza di una decina di chilometri, ma per la sorte
della città eterna.
Ora, a distanza di molti anni, il fatto mi richiama alla mente la narrazione
dell’incendio di Roma fatto appiccare dall'imperatore Nerone per
avere il pathos necessario alle sue deliranti composizioni musicali. La
Grande Roma, la maestra di civiltà per il mondo intero, era in
fiamme e i nuovi barbari la stavano distruggendo.
Ricordo di aver provato in quei momenti una tristezza indicibile, conscio
di non poter fare alcunché per contrastare l'offensiva in atto.
Pochi giorni dopo, il 25 luglio 1943, Mussolini sarebbe caduto e con lui
il fascismo, ma le tribolazioni per gli Italiani sarebbero durate ancora
a lungo.

Le vittime furono più di
1500
L’augurio ai miei figli e alle future
generazioni è che venga risparmiato quel senso di frustrazione,
di vuoto e di inutilità da me provato nell'autunno del '43.
Vincenzo Chiesa

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