I RACCONTI DI VINCENZO CHIESA
IL MIO AMORE PER LE MONTAGNE
L'amore
per le montagne mi si è insinuato poco a poco quasi senza che me ne accorgessi.
All’età
di 20 anni ero un patito del lago e non passava giorno, durante le vacanze
scolastiche, che non andassi, in bicicletta e con i miei amici, al lido di Lonato, in località Maguzzano.
Tale era l'amore per il lago e per l'acqua in genere che il mio sogno di allora
era di potermi costruire, un giorno, una casetta proprio in quella località.
Scoppiata
la seconda guerra mondiale, l'Italia venne occupata militarmente dai tedeschi:
io decisi di fare la mia parte contro gli invasori, sia perché non potevo
sopportare che la facessero da padroni nel mio Paese, sia perché volevo
soddisfare lo spirito d'avventura. Vincendo l’opposizione di mia madre, che era
naturalmente contraria, e rendendo invece felice mio padre, antifascista da
sempre, mi arruolai con i partigiani che conducevano la guerriglia contro i
nazisti ed i loro alleati italiani sulle montagne della Valle Camonica e della Valle Sabbia.
Fu
così che, frequentandola, imparai ad apprezzare e ad amare la montagna. Nel
gruppo del colle di S. Zeno eravamo in continuo movimento: si camminava, di
giorno e soprattutto di notte, sul crinale dei monti o nei boschi di abeti e
larici per evitare la localizzazione del nostro reparto partigiano. Durante
quelle marce, per me forzate, essendo carico di uno zaino contenente tutto ciò
che mi occorreva per quella vita randagia e non abituato come i miei colleghi a
camminate lunghe e faticose, avvertivo la stanchezza ma riuscivo a
meravigliarmi per le bellezze naturali che erano sempre sotto i miei occhi:
prati verdi, vette di montagne lontane, (si vedeva addirittura il Monte Rosa),
il lago d'Iseo e di Garda, boschi fitti di abeti o di larici; insomma tutta la
natura nella sua bellezza ed integrità.
Così
ho imparato a simpatizzare con la montagna e a “gustare” il piacere della
conquista delle cime, quale premio per la fatica ed il sudore dell’ascesa.
Finita
la lotta di liberazione, tornai a Brescia e iniziai a frequentare la sede della
società alpinistica "UGOLINI", trovando subito amici innamorati delle
montagne. Ci si riuniva la sera dopo cena e i loro discorsi riguardavano
immancabilmente le ascensioni su note cime dolomitiche e no: trasparivano da
quei discorsi allegri e scanzonati l'incanto per le montagne e lo sprezzo del
pericolo.
La
mia prima gita veramente importante fu il raggiungimento di Punta Penia (mt.3200), un’ascensione impegnativa lungo il costone
del ghiacciaio eterno che copre la Marmolada. Nel punto più pericoloso il capo
gita, con tono quasi scherzoso, gridò: "State molto attenti perché di
tutti quelli che qui sono scivolati non si è salvato nessuno!".
L'ascensione
mi piacque molto e così partecipai ad altre gite alpinistiche
con il C.A.I. o con l’U.O.E.I.
Ricordo
la traversata dal San Matteo (3700 metri) al Tresero,
camminando in cordata con altri tre gitanti su di una lama di ghiaccio. In
quell’occasione la famosa guida Faustinelli di Ponte
Di Legno ci raccomandò un comportamento singolare: qualora un membro della
cordata fosse scivolato sul pendio del ghiacciaio, i compagni si sarebbero
dovuti gettare sull'altro versante per bilanciare il peso e recuperare i
caduti.
Dopo
quella gita non volli più camminare sui ghiacciai ma, sentendo i discorsi degli
amici alpinisti, decisi di provare i brividi delle arrampicate su roccia,
affrontando la parete del Monte Castello sopra il paese di Gaino,
nelle vicinanze del lago di Garda.
Un’altra
interessante scalata fu la Cima Tosa (3200 metri) nelle Dolomiti di Brenta nei
pressi di Madonna di Campiglio, dove successivamente
comperai un appartamento per passarvi le estati e per fare sciare i miei due
figli durante l'inverno. Così il mio sogno della casa sul lago si tramutò in una
casa in montagna.
Attualmente,
essendo stato colpito da ictus cerebrale con paresi alla gamba sinistra e
braccio sinistro, non posso neppure camminare in pianura e sono costretto,
per quanto riguarda le montagne, a sfogliare il mio album fotografico tornando
con la memoria ai quei magici momenti.